SERVONO I GURU DELLA SCRITTURA?

SERVONO I GURU DELLA SCRITTURA?

Non passa giorno in cui non ci si imbatta in guru della scrittura, presunti possessori di conoscenze in grado di trasformare chiunque nel nuovo Stephen King e/o in una macchina da soldi.

Nella gran parte dei casi, tuttavia, si tratta di sconosciuti, che non riescono a farsi notare da una grande casa editrice.

Non meno frequenti sono quelli che pretendono di spiegarvi come guadagnare decine di migliaia di euro al mese facendo self publishing.

Eppure, pretendono di vendervi corsi che vanno da settecento euro fino a quattromila.

Ma per cosa? E perché non investono tempo a guadagnare con le loro proverbiali virtù?

Ovviamente, continuare a studiare la lingua è necessario per chiunque voglia scrivere in maniera corretta ed efficace, tenendo conto del fatto che si tratta di un mezzo comunicativo in continuo divenire. Le regole grammaticali non sono leggi bibliche inossidabili, ma mutano nel tempo.

Gli stessi lettori non sono più quelli della fine del millennio e le strategie comunicative più recenti devono essere apprese di continuo, per non risultare stucchevoli e vecchi.

Così come è vero che se pubblico un libro a settimana in lingua inglese e su argomenti che possono interessare le masse raggiungerò vendite interessanti. Libri commissionati ad agenzie letterarie collocate in nazioni in cui il costo del lavoro è molto più basso rispetto all’Italia, che al più possono costare centocinquanta euro.

Ma a tutto c’è un limite!

Perché mai si dovrebbe riporre fiducia in chi non è capace di farsi pubblicare da un grande editore? E per quale motivo un guru del self publishing dovrebbe spiegare a una moltitudine di persone come fare quattrini pubblicando libri che potrebbe pubblicare lui?

I motivi sono due: non è vero che si guadagna tantissimo e non è vero che padroneggiare la lingua garantisca pubblicazioni.

In questi anni, ho letto diversi autori ed autrici interessanti tra quelli autopubblicati.

Finora, non ne ho visti pochi approdare ai grandi gruppi editoriali.

La verità è che servono i numeri. Spiace e so che apparirà brutale, ma alle case editrici non interessa nulla se voi scrivete come Stephen King, come Ken Follett o se siete sgrammaticati come un giocatore di calcio con la terza media. Interessa che voi abbiate un seguito tale per cui le vendite siano garantite.

A scrivere bene e a confezionare il libro ci pensano gli editors delle case editrici. Non esiste scrittore al mondo che non sia editato. Una, tre, anche cinque volte.

Il motivo per cui i guru dei corsi di scrittura spuntano come i funghi è dovuto proprio al tentativo di costoro di diventare noti a un pubblico vasto abbastanza per potersi presentare ai grandi gruppi editoriali.

Per i super imprenditori del self publishing, invece, si tratta di un modo per alimentare davvero le entrate. Se davvero si guadagnassero vagonate di euro facendo scrivere libri a poco prezzo alle agenzie estere, credete davvero che uno lo racconterebbe a migliaia d’altri che potrebbero intasare le agenzie con le loro richieste?

Suona meno truffaldino un fenomeno del Lotto che pretende di vendere i suoi numeri vincenti. Perché che li giochino in due o in mille, guadagnerebbe sempre in misura della posta. Mentre nel caso del self publishing, se è vero che una persona può acquistare più libri, non risulta intelligente fornire i propri trucchi a chi potrebbe scrivere gli stessi libri nelle stesse categorie profittevoli.

A decretare il successo del self publishing non è la strategia che nessuno conosce, proprio in virtù del fatto che, una volta venduta e comunicata ad altri, non è più così misteriosa.

Così come non saranno né le conoscenze misteriose che nessun altro ha, tanto meno le competenze di scrittura a fare la differenza per un autore di successo.

Perciò, se volete scrivere libri e arrivare ai grandi gruppi, meglio continuare a studiare la lingua e ad affinare la vostra scrittura. Inoltre è bene lavorare perché possiate raggiungere il seguito più ampio possibile con la vostra attività.

Solo così arriveranno le vendite. Allora i grandi editori si accorgeranno di voi e valuteranno le vostre storie. Se le riterranno interessanti e i numeri saranno costanti, penseranno loro a confezionare il romanzo al meglio.

Avrai notato che ho usato più volte il verbo confezionare.

Spiacenti o meno, il libro è un prodotto commerciale per le case editrici. Nessuno cerca più il libro che tutti dovrebbero leggere, ma quello che può vendere.

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